Double Screen

Film e video d’artista in Italia dagli anni ’60 a oggi
Artist’s Film and video in Italy from The Sixties to Today
CAFA ART MUSEUM
Beijing (Pechino, Cina)
19-20 maggio 2018
a cura di
Bruno Di Marino
Rosario Scarpato
Che cosa è stata e cos’è ancora oggi la sperimentazione con le immagini in movimento portata avanti dagli artisti nel nostro paese dagli anni ’60 ai giorni nostri? A questa domanda non si può che rispondere attraverso una retrospettiva articolata di film, videotape e opere digitali, suddivisa in 4 programmi per una durata complessiva di 10 ore e 30 minuti circa.
La selezione che sarà presentata al CAFA Art Museum di Pechino il 19 e il 20 maggio 2018 è una versione più sintetica di una rassegna curata sempre da Bruno Di Marino per la videogallery del museo MAXXI di Roma e programmata dal 19 settembre al 9 novembre 2017.
Gli approcci a un territorio del genere possono essere sostanzialmente due. Il primo di ordine sincronico, porta a tematizzare la materia, creando parallelismi tra film e video realizzati in un ampio arco temporale e diversi per tecnologia, sottolineando quali e quante siano le costanti stilistiche e concettuali che si ripetono nel corso del tempo. Il secondo, di carattere diacronico, sceglie invece di storicizzare l’oggetto dell’analisi, attraverso una partizione per decenni che mostri linearmente l’evoluzione del cinema e del video d’artista, senza tuttavia rinunciare a operare confronti tra i titoli selezionati.
Abbiamo optato per questa seconda prospettiva, anche per offrire allo spettatore una visione chiara e perfino provocatoriamente “didattica” – parola oggi quasi impronunciabile – della sperimentazione audiovisiva d’artista in Italia; andando forse controcorrente, in tempi in cui la complessità delle esperienze e delle pratiche artistiche è tale da richiedere approcci metodologici sempre meno tradizionali.
Perché “Doppio schermo”? Perché i linguaggi in gioco sono due: le immagini in movimento da un lato, le arti visive dall’altro; due forme espressive che si incontrano nell’immaginario di uno stesso artista, creando interferenze stimolanti. Lo schermo, inteso come superficie di proiezione ma anche filtro, che vela e al tempo stesso rivela, diventa il dispositivo di un’interfaccia inesauribile. Ma il titolo si riferisce anche a un’altra duplicità, relativa ai due dispositivi che si sono succeduti, affiancati e a volte sovrapposti: il cinema e il video, due termini che oggi – con l’unificazione dei supporti nell’era del digitale – hanno perso di senso ma che, in un’ottica storica, sono utili a comprendere alcuni passaggi decisivi in termini sia estetici sia tecnologici.
La retrospettiva è accompagnata personalmente da Bruno Di Marino che terrà una conferenza introduttiva e presenterà i singoli programmi al pubblico.
Programma 1 – GLI ANNI SESSANTA
É il periodo più significativo e fertile nella storia del film d’artista e vede soprattutto Roma come centro propulsore, grazie all’esperienza della Cooperativa del Cinema Indipendente, cui aderiscono diversi filmmaker e artisti, come Patella e Baruchello. La selezione si apre con due film che raccontano la giornata di due artisti (Franco Angeli in Inquietudine e Pistoletto in Buongiorno Michelangelo), concludendosi con un “classico”, Verifica incerta, che ancora oggi rimane uno dei film sperimentali italiani più conosciuti all’estero. Ma il programma si compone di lavori d’animazione (La gazza ladra), lavori di found-footage (Gruppo 70), film di ricerca (Munari-Piccardo), esperimenti anticipatori della nascente Land-Art (Terra animata), restituendo un panorama vivo e frastagliato di quegli anni.
Inquietudine di Mario Carbone, 1960, 35mm, colore, 12’20”
Buongiorno Michelangelo di Ugo Nespolo, 1968-1969, 16mm, b/n, 10’35”
Volerà nel 70 di Gruppo 70, 1965, 16mm, colore e b/n, 7’10”
I colori della luce di Bruno Munari e Marcello Piccardo, 1963, 16mm, colore, 5’30”
Terra animata di Luca Patella, 1967, 16mm, b/n e intonazioni di colore, muto, 5’47”
Ma femme di Rosa Foschi, 1967, 35mm, colore, 10’
New York (estratto) di Franco Angeli, 1969, 16mm, colore, 17’18”
La gazza ladra di Giulio Gianini e Emanuele Luzzati, 1964, 35mm, colore, 10’20”
Tempo nel tempo di Bruno Munari e Marcello Piccardo, 1964, 16mm, colore, 3’25”
Souvenir di Mario Schifano, 1967, 16mm, b/n, 10’50”
Verifica incerta di Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, 1964-65, 35mm, colore, 30’43”
Programma 2 – GLI ANNI SETTANTA
Gli anni ’70 segnano in Italia il passaggio dalla pellicola al videotape. Diversi artisti cominciano a utilizzare il medium elettronico affiancandolo (o sostituendolo) alla macchina da presa. Eugenio Carmi nel 1973 realizza per i programmi sperimentali della RAI una singolare opera di videoarte astratta, mentre in altri casi gli esperimenti sono prodotti da pionieristici atelier quali Art/Tapes/22 di Firenze (Paolini, Agnetti) o la Galleria del Cavallino di Venezia, di cui fa parte il padovano Michele Sambin, autore del tape Il tempo consuma, basato sul dispositivo del “videoloop”, ma qui presente anche con Film a strisce, frutto di numerose esposizioni multiple Tra gli altri nomi in programma quelli di Nespolo e Granchi (esponenti, rispettivamente, dell’ambiente torinese e fiorentino), di Paolo Gioli (una delle figure più rilevanti del cinema d’artista italiano), nonché dell’architetto e designer Ugo La Pietra.
Secondo il mio occhio di vetro di Paolo Gioli, 1971, 16mm, b/n, 10’06”
Film a strisce (La Petit mort) di Michele Sambin, 1976, 16mm, colore, 3’
Il tempo consuma di Michele Sambin, 1978, video, b/n, 5’20”
Unisono di Giulio Paolini, 1974, video, b/n, 1’13”
Documentario n.2 di Vincenzo Agnetti, 1973, video, b/n, 7’50”
Con-certo rituale di Ugo Nespolo, 1972-1973, 16mm, colore, 18’25”
Teoria dell’incertezza di Andrea Granchi, 1978, super 8, colore, muto, 6’40”
La grande occasione di Ugo La Pietra e Davide Mosconi, 1973, 35mm, b/n, 12’57”
Il televisore che piange di Fabio Mauri, 1972, 16mm, b/n, 2’40”
C’era una volta un re di Eugenio Carmi, 1973, video, colore, 26’25
Programma 3 – GLI ANNI OTTANTA E NOVANTA
In questo decennio si trasforma totalmente il rapporto tra gli artisti e le immagini in movimento: il cinema sperimentale entra in una fase di declino – anche se continuano le sperimentazioni in pellicola di autori come Nespolo e Gioli, per lasciare il posto alle arti elettroniche (il collettivo milanese Studio Azzurro, Theo Eshetu, anglo-etiope ma italiano di adozione e Gianni Toti, figure molto note anche all’estero), alla post-produzione con il computer che costituisce una sorta di “pittura elettronica” (Angeli, Turcato e Boetti). Non mancano le incursioni in campo televisivo, mediante sigle (Gianluigi Toccafondo) e “countdown” d’artista, realizzati per il primo canale satellitare della RAI sotto la supervisione di Mario Sasso, altra rilevante figura di artista che ha lavorato per oltre un trentennio per il piccolo schermo.
13 concerti di sessanta secondi di Davide Mosconi, 1987, video, colore, 16’50”
Le porte girevoli di Ugo Nespolo, 1982, 16mm, colore, 5’13”
Filmarilyn di Paolo Gioli, 1992, 16mm, b/n, sonorizzato, 8’20”
Questa è vita di Theo Eshetu, 1986, video, colore, 12’
Countdown per Raisat a cura di Mario Sasso, 1991-1992, video, colore, 3’55”
di Alighiero Boetti, Mario Canali, Enzo Cucchi, Lele Luzzati, Ugo Nespolo,
Nam June Paik, Luca M. Patella, Fabrizio Plessi, Mario Sasso,
Studio Azzurro, Giacomo Verde
Souvenir di Franco Angeli, 1984, video, colore, 3’
Luglio ’84 di Alighiero Boetti, 1984, video, colore, 1’35”
Color Computer ’84 di Giulio Turcato, 1984, video, colore, 13’
Tenez tennis di Gianni Toti, 1992, video, colore, 15’
Pinocchio di Gianluigi Toccafondo, 1999, 35mm, colore, 6’
Sigla Mostra del Cinema di Venezia di Gianluigi Toccafondo, 1999, 35mm, colore, 050”
Essere morti o essere vivi è la stessa cosa di Gianluigi Toccafondo, 2000, 35mm, colore, 3’40”
Origine e deposizione di Studio Azzurro, 1997, video, colore, 9’13”
Je t’aime, je t’aime di Donatella Landi, 1999, video, colore, 4’58”
Sigla di “Patatrac” di Pablo Echaurren, 1987, video, colore, 3’
Footprint di Mario Sasso, 1990, video, colore, 3’07”
Disegno animato di Paolo Canevari e Alberto D’Amico, 1993, 16mm, colore, 2’
Deep in my Mind di Bianco-Valente, 1997, video, colore, 2’20”
Videoplunders di Salvo Cuccia, 1995, video, colore, 5’30”
Programma 4 – DAL 2000 A OGGI
L’avvento del digitale rende di colpo obsoleta qualunque distinzione tra “cinema” e “video”. A parte rari casi, come quello di Paolo Gioli – che continua tutt’oggi a girare in 16mm –, la maggior parte degli artisti si confronta con il supporto elettronico. Nel programma si sussegue una varietà di opere, autori, stilemi e tendenze, solo indicativo di una produzione all’insegna della contaminazione linguistica, che continua ad essere in gran parte autarchica e indipendente: dai film di collettivi quali ZimmerFrei e Flatform, alle ricerche di artisti come Matarazzo e Vrizzi. In questo panorama domina sicuramente la narrazione, elemento trasversale che accomuna lavori diversi. Non manca, inoltre, il video musicale (Villoresi, Coniglioviola), una forma sempre più diffusa anche nel mondo delle arti visive.
Prima parte
Macchina madre di Paola Gandolfi, 2007, digitale, colore, 4’50”
Una serata con il Dottor Hoffmann di Thorsten Kirchhoff , 2001, 35mm, b/n, 5’40”
La ruota di Duchamp Novecento di Mario Sasso, 2003-2004, digitale, colore, 8’40”
Walt Grace's Submarine Test January 1967 di Virgilio Villoresi, 2013, digitale, colore, 5’07”
Natura obscura di Paolo Gioli, 2003-2013, 16mm, colore, muto, 7’40”
Illimite di Bianco-Valente, 2014, video, colore, 2’50”
Switch me Off di Debora Vrizzi, 2009, digitale, colore, 4’10”
Liszt di Francesca Fini, 2012, digitale, colore, 6’30”
Medea di Leonardo Carrano e Alain Parroni, 2017, digitale, colore, 3’20”
80 Kg In mortem Johann Fatzer di Antonello Matarazzo, 2012, digitale, colore, 6’
San Siro di Yuri Ancarani, 2014, digitale, colore, 26’
Panorama Roma di ZimmerFrei, 2004, digitale, colore, 23’23”
Seconda parte
The Beauty and the Best di Elena Bellantoni, 2017, digitale, colore, 5’20”
Vita activa di Marzia Migliora, 2016, digitale, colore, 5’39”
Fragile di Masbedo, 2016, digitale, colore, 7’45”
Timecode di Elisabetta Benassi, 2000, digitale, colore, 3’40”
Above the Plate and Receiver di Rosa Barba, 2016, 16mm, b/n, 5’10”
Recuperate le vostre radici quadrate di Coniglioviola, 2003-15, digitale, colore, 17’
Poor poor Jerry di Ra di Martino, 2017, digitale, colore, 7’
Movimenti di un tempo impossibile di Flatform, 2011, digitale, colore, 8’
Mio fratello Yang di Gianluca e Massimiliano De Serio, 2004, digitale, colore, 15’20”
The Kiss (Let’s Play Dinasty!) di Francesco Vezzoli, 2000, digitale, colore, 6’
Intervallo di Alterazioni Video, 2009, digitale, colore, 3’37”
Speak in Tongues di Zapruder, 2014, digitale, colore, 21’35”
Beijing
Sabato 19 maggio, 13.30-15.00 opening + conferenza 15.15-19.15 screening in CAFA ART MUSEUM
domenica 20 maggio, 10.00-12.00 + 14.00-17.30 screening in CAFA ART MUSEUM
Lunedì 21 maggio, 10.00-11.00 conferenza + screening in CAFA (School of Design and New Media Lab)
Martedì 22 maggio, 1st evening session in IIC, conferenza + screening (+3 sessions in the following weeks)
Parte del programma verrà riproposto, accompagnato da una conferenza di Bruno Di Marino al Power Station of Arts di Shanghai il 26 e il 27 maggio


(2018-05-16)

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